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DOI 10.1725/3326.32955 Scarica il PDF (541,8 kb)
AreaPed 2020;21(1):5



Surplus comportamentale

Esiste un nuovo tipo di mercato, quello delle previsioni comportamentali, e una nuova forma di capitalismo, quello della ‘sorveglianza’.

 

di Luciana Indinnimeo

direzione.areapediatrica @ sip.it

 

 

L a nostra epoca è caratterizzata dallo sviluppo di imprese digitali orientate alla trasformazione delle esperienze umane in dati sui comportamenti. Una parte di questi dati viene usata per migliorare prodotti o servizi, mentre la parte restante, definita come “surplus comportamentale”, viene elaborata dai sistemi di Intelligenza Artificiale e trasformata in prodotti in grado di prevedere i nostri comportamenti a breve, medio e lungo termine. Questi prodotti predittivi vengono scambiati in un nuovo tipo di mercato per le previsioni comportamentali. Grazie a tale commercio sono cresciute enormemente imprese come Google, Amazon, Facebook, Microsoft e altre, sempre più interessate a conoscere i nostri comportamenti. Le dinamiche competitive di questi nuovi mercati spingono le imprese ad acquisire fonti di “surplus comportamentale” attraverso ogni mezzo: le nostre voci, i nostri profili personali, i nostri atteggiamenti emozionali, le nostre immagini. Per dare una idea delle dimensioni e della potenza raggiunte da queste imprese basta ricordare che, da quando sono state quotate in borsa, sono sempre state in cima alle classifiche di capitalizzazione sul mercato. È noto che ad oggi Google, Amazon, Facebook, Microsoft hanno superato ciascuna i 1000 mld di dollari di capitalizzazione in borsa, quota considerata irraggiungibile fino a qualche anno fa. Precedentemente la General Motors ebbe bisogno di quattro decenni per arrivare al culmine della propria capitalizzazione sul mercato. Siamo in presenza quindi di una nuova forma di capitalismo, molto potente e pervasiva. Quello che Shoshona Zuboff, sociologa di Harvard, ha definito “capitalismo della sorveglianza”.

È evidente che il controllo insidioso della nostra vita digitale mina l’esistenza stessa della privacy e rappresenta una delle principali sfide della nostra epoca - come ha denunciato il segretario di Amnesty International, Kumi Naidoo, nel report “Come i business model di Google e Facebook minacciano i diritti umani”.

Anche Margaret Vestager, nuova Commissaria della concorrenza della Comunità Europea, ha avviato una indagine per scoperchiare i meccanismi con cui Google e Facebook raccolgono, elaborano, utilizzano e monetizzano i dati in loro possesso a fini pubblicitari. In particolare la Commissione vuole capire come vengono raccolti i dati online di Facebook.

Attualmente assistiamo ad un ingresso sempre più precoce degli smartphone e dei social nella vita degli adolescenti: il 54% inizia la sua vita in rete tra gli 11 e i 12 anni, il 12% prima dei 10 anni. I nostri ragazzi vanno a letto tardi, dormono poco e tendono a restare “connessi” anche di notte. A documentare questa condizione di dipendenza è l’aumento dei casi di cyberbullismo. Assistiamo ad una diminuzione della già scarsa propensione alla lettura e all’attività fisica regolare, un adolescente su quattro non pratica alcuna attività sportiva.

Non c’è da illudersi che i giovani rappresentano per questi giganti digitali le fonti più interessanti di “surplus comportamentale”, e soprattutto gli adolescenti devono essere difesi e protetti informando gli interessati e i loro genitori dei rischi a cui vanno incontro senza una adeguata conoscenza e gestione del mezzo comunicativo che usano  ●

Il Pensiero Scientifico Editore
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