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Stick to facts

Ragionando sul dopo pandemia e su come sarà il mondo, atteniamoci ai fatti. Soprattutto per quanto riguarda
bambini e ragazzi che hanno bisogno di tornare
a vivere serenamente e a sorridere.

di Luciana Indinnimeo

direzione.areapediatrica@sip.it

“Stick to facts” è un’espressione anglosassone che vuol dire: “attenersi solo ai fatti” senza considerare qualsiasi tipo di intenzione.

Il periodo che stiamo vivendo è caratterizzato da profondi cambiamenti sociali ed economici che per il momento generano smarrimento.

Nessuno è in grado di sapere come sarà il mondo dopo la pandemia da sars-cov-2.

Pensiamo solo per un attimo a come eravamo pochi mesi fa. Si viveva in un mondo in cui fare un picnic con la famiglia su un prato vicino casa era molto meno entusiasmante di un lungo viaggio verso mete esotiche, stringere la mano di un altro essere umano era spesso un atto routinario e non suscitava emozioni rilevanti, partecipare ad una cerimonia faceva parte della nostra vita.

Durante la pandemia da SARS-CoV-2 ci siamo improvvisamente resi conto che questi e molti altri fatti che davamo per scontati sono diventati importanti per il senso di angoscia e di smarrimento che proviamo nel momento in cui non li possiamo più vivere.

Attenzione particolare meritano i bambini/ragazzi, cioè il nostro vero futuro, le nostre vere speranze, per i quali noi Pediatri abbiamo una responsabilità professionale e umana.

Le esperienze cliniche suggeriscono che i bambini/ragazzi si ammalano di una forma meno grave di infezione da SARS-CoV-2 rispetto agli adulti. Questo trend, già riportato dai medici in Cina, è stato confermato anche nel nostro continente e negli Usa. I soggetti con meno di 18 anni di età soffrono di sintomi più lievi, meno frequentemente presentano febbre elevata, tosse e dispnea e hanno meno bisogno di ricovero.

La ragione è tuttora poco chiara. L’elemento determinante potrebbe essere l’interazione tra la risposta immunologica dell’ospite e i meccanismi patogenetici del virus. Molti dei sintomi più gravi negli adulti sono determinati dalla reazione immune del soggetto troppo aggressiva verso il virus con grave danno del polmone e di altri organi. Il sistema immunitario dei bambini/ragazzi potrebbe non sviluppare questo tipo di reazione. Anche la concentrazione dei recettori ace2 espressi dai pneumociti polmonari può avere un ruolo sulla gravità dell’infezione.

È un “fatto” però che i bambini hanno profondamente sofferto per i nuovi comportamenti imposti dalla pandemia, ora è necessario fare qualcosa per riportare sui loro volti il sorriso e la gioia di vivere.

Le proposte, le “intenzioni” che si sentono e si vedono sono molte, ma difficili da valutare. Dobbiamo cercare in maniera pragmatica nuove idee, nuovi stimoli cognitivi ed emotivi in grado di avviare una giovane vita verso un futuro sereno ed equilibrato. Dobbiamo pensare solo ai “fatti” e non ascoltare le parole che non si riferiscono a fatti, anche se sono espressione di buone intenzioni.

Dalla storia impariamo che le crisi spesso rappresentano una svolta di cambiamento per le società e che la specie umana si è evoluta soprattutto per l’abilità di sfruttare le nuove tecnologie per cooperare e imparare insieme, piuttosto che competere e combattere.

L’età dell’eccessivo individualismo e della strenua competizione potrebbe lasciare spazio ad un periodo di maggiore solidarietà e più diffusa connessione. Gli strumenti tecnologici di oggi (l’intelligenza artificiale, il machine learning, i big data…) possono essere di aiuto per intraprendere questo percorso.

È una speranza che diventerà un “fatto”? ●